Sulla pericolosità degli azzeccagarbugli numerologi

Ho letto con sorpresa e poi orrore le dichiarazioni del presidente della Camera civile di Prato, Duccio Balestri, pubblicate ne «Il Tirreno» del 15/04/2020. Snocciolare numeri non è in nessun modo un segnale di averne compreso il senso e, più precisamente, le mortali conseguenze. L’avvocato Balestri confonde l’effetto con la causa: se il tasso di mortalità è rimasto comparabile alla media stagionale nel centro e sud Italia, questo è dovuto a tre fattori. Il primo è che il virus non si è diffuso in maniera importante al di fuori dei focolai del Nord. Come è stato dimostrato da un brillante scienziato con sede a Basilea, la semplice operazione di contare il numero di necrologi ne «L’eco di Bergamo» dimostra chiaramente come il tasso di mortalità a Bergamo sia di molte volte maggiore alla media. Detto in termini più comprensibili, in tre settimane sono morte tante persone quante ne morirebbero normalmente in sei mesi. Considerando il regime di quarantena, e dunque le ridotte possibilità di morire per altre cause (incidenti stradali e sul lavoro, eccetera), voglio chiedere all’avvocato Balestri se può gentilmente indicarci le cause della morte di queste persone. Il secondo fattore è strettamente legato al primo: il virus non ha causato molti morti fuori dai focolai a causa della quarantena. In poche parole, la quarantena ha molto probabilmente fatto sì che i focolai rimanessero tali e non si espandessero, provocando un incremento generalizzato della mortalità. Terzo: focalizzandosi sul tasso di mortalità nei primi tre mesi del 2020, Balestri ignora che le morti appaiono nelle statistiche con un ritardo di alcune settimane, ovvero il tempo che occorre per le persone infettate per ammalarsi e infine morire, spesso dopo giorni di agonia. Dato che fino al primo marzo il numero riportato di positivi era appena 1577 e i deceduti 34, è palese che il tasso di mortalità nazionale a tre mesi non risenta degli effetti del virus. Se invece si utilizza il dato settimanale scorporato per regioni e classi d’età, i numeri con cui Balestri sembra avere una grande dimestichezza mostrano in modo incontrovertibile che in tutto il nord Italia le persone, anziane e non, stanno morendo a un tasso almeno doppio rispetto al normale. Infine l’artificio retorico di ignorare i decessi con comorbidità (ovvero altre malattie pregresse) non merita un commento articolato, ma basti dire che pare un argomento da azzeccagarbugli fatto sulla pelle di chi ha perso i propri cari.
Ora che il periodo di quarantena cambierà e diventerà una nuova normalità fatta di mascherine e distanze di sicurezza, non dobbiamo in nessun modo farci ingannare da chi usa i numeri in maniera maldestra e irresponsabile. È dimostrato che questo virus uccide se non viene preso sul serio. Invece di dare adito a numerologhi, sarebbe bene dare spazio agli esperti di salute pubblica, che aiutino a istituire misure di contenimento e sorveglianza capillare. Sarà uno sforzo lungo ed estenuante ma ampiamente nelle nostre possibilità. Basta non dare ascolto a chi si improvvisa esperto e non capisce che i numeri non basta darli, ma vanno compresi.