Il museo nazionale di storia e cultura afroamericana

Questo post è la traduzione di questo post in Inglese.

Questo mese siamo passati da Washington D.C. per un paio di giorni e siamo riusciti a visitare l’ultimo dei musei Smithsonian aperti in ordine di tempo: Il museo nazionale di storia e cultura afroamericana. Aperto nel 2016, ha una posizione preminente nel National Mall, trovandosi di fronte all’obelisco di Washington ed an un tiro di schioppo dalla casa bianca. Questo da solo è abbastanza per indicare l’ambizione del museo in fatto di simbolismo ed impatto. La visita ha rinforzato questa impressione.

Ci siamo dunque resi conto che una buona metà del museo è al di sotto del pian terreno, dove inizia la visita. Tutti i visitatori sono costretti a prendere un ascensore-macchina del tempo; quando si aprono le porte è il 15° secolo, e un labirinto sofffocante porta i visitatori attracerso gli orrori del traffico di schiavi. L’uscita da questo labirinto offre un sospiro di sollievo, ma il visitatore continua a trovarsi sul fondo di una profonda buca dai muri bui. La dichiarazione d’indipendenza americana è presentata a grandi lettere, ma la sua ambiguità (“tutti gli uomini sono creati uguali”) verso la grande parte della popolazione ancora considerata poco meno di un oggetto è ben chiara. Lo stesso Jefferson (autore della dichiarazione e “proprietario” di centinaia di schiavi) è presente come una statua dai lineamenti nascosti dalle ombre.

I visitatori possono quindi lentamente salire attraverso una serie di rampe, ognuna rappresentando un capitolo nella lotta verso l’emancipazione e il riconoscimento dei propri diritti. Il simbolismo del dover camminare dal fondo di una fossa profonda è forse ovvio ma restituisce davvero un senso di ottimismo. L’ultima curva nelle rampe, giusto uscendo dalla buca e fuori dalla “macchina del tempo” regala un’ultima sorpresa, e un messaggio molto forte. Una scritta sul muro, fino ad allora invisibile, che dice: “I, too, am America” (“anche io, sono America”).

Il resto del museo si trova sopra il livello del terreno, separato dalla buca ed i suoi orrori da due piani. Più ci si avvicina alla cima, e più il contributo degli afroamericani all’esercito, alla società, allo sport ed alla cultura è celebrato.

Questo viaggio all’inferno e ritorno è stato molto commovente, anche per qualcuno come me che ha poca o nessuna connessione con il colonialismmo e tensioni razziali. Il poco colonialismo che la mia nazione ha imposto in tempi “moderni” è stato principalmente legato al fascismo, e come nazione lo abbiamo considerato risolto dopo la resistenza. Le ultime notizie riguardo alla vendita di schiavi in Libia, il cui governo è fortemente appoggiato dall’Italia nella speranza di arginare gli arrivi di migranti in Europa sta gettando una luca inquietante sul mio paese e sulle forze di Governo ed opposizione, con pochissime eccezioni.